
Nei vicoli, nelle sale appartate e tra le voci che cercano un colpevole, le Maschere del Terrore trovano terreno fertile. I loro membri nascondono il volto e si raccolgono attorno a un’unica convinzione: Sorasa deve appartenere soltanto a chi considerano originario di questo mondo. Persone e interi popoli giunti da altre realtà diventano così il bersaglio della loro ostilità, qualunque sia la vita che hanno costruito sul continente.
Le maschere cancellano i nomi, confondono le provenienze e permettono a individui diversi di presentarsi come una sola, inquietante presenza. Sotto quelle sembianze trovano spazio rancori privati, ambizioni e paure, riuniti dal desiderio di espellere chi viene ritenuto estraneo. La loro influenza cresce attraverso il sospetto e l’intimidazione: una voce ripetuta, una minaccia lasciata sulla soglia, una comunità spinta a diffidare dei propri vicini.
Si proclamano difensori di Sorasa, ma la loro idea di protezione prende la forma della persecuzione. Per chi è arrivato da un’altra realtà, il comparire di una maschera può trasformare un luogo familiare in una minaccia. E per chi sceglie di offrire rifugio, opporsi al loro fanatismo diventa una prova di coraggio: difendere il diritto di qualcuno a chiamare Sorasa casa.

